Comunicato AIF: Codice Appalti 11/12/18

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AIF esprime forte preoccupazione in merito alla pressione esercitata da alcuni portatori di interessi circa la revisione di specifici aspetti del Codice dei contratti pubblici, ed in particolare in tema di subappalto, per ottenere una liberalizzazione che invece il Legislatore in precedenza ha bocciato ritenendo, giustamente, che tale istituto nel nostro Paese debba essere assolutamente regolamentato…

COMUNICATO STAMPA

CODICE APPALTI: NO ALLA LIBERALIZZAZIONE DEL SUBAPPALTO RICONOSCERE CON CRITERI OGGETTIVI LA QUALITA’ DELLE IMPRESE

ROMA 11 dicembre 2018 – AIF esprime forte preoccupazione in merito alla pressione esercitata da alcuni portatori di interessi circa la revisione di specifici aspetti del Codice dei contratti pubblici, ed in particolare in tema di subappalto, per ottenere una liberalizzazione che invece il Legislatore in precedenza ha bocciato ritenendo, giustamente, che tale istituto nel nostro Paese debba essere assolutamente regolamentato.

AIF rappresenta proprio quella categoria di imprese (cat. super specialistica OS21 – fondazioni- consolidamenti) che lavorano sovente in subappalto e che per operare investono in attrezzature, sicurezza e personale specializzato assunto stabilmente in azienda; elementi indispensabili per soddisfare il concetto di QUALITA’ di impresa. Una impresa senza risorse e senza personale è come una “scatola vuota”.

Deve essere chiaro a tutti, anche ai non addetti ai lavori, che chiedere di liberalizzare il SUBAPPALTO significa voler aumentare il numero di “scatole vuote”, ovvero di società che non sono in grado di realizzare i lavori con proprio personale, creando di fatto una sorta di concorrenza sleale e favorendo i fenomeni di infiltrazione negli appalti già ben noti alle cronache.

AIF ritiene pertanto fondamentale evidenziare i seguenti principi da salvaguardare, nell’ottica di una revisione del Codice Appalti:

Il subappalto è una tematica delicatissima soprattutto in riferimento al limite del 30%.

Il Codice attualmente prevede che i lavori vengano svolti in proprio da chi si aggiudica l’appalto e che solo una parte di essi possono essere subappaltati, entro certi limiti.

Il limite del 30% sul complessivo dei lavori deve essere tutelato.

Inoltre va sottolineato che il pagamento diretto al subappaltatore è una tutela per le imprese che realmente hanno eseguito i lavori, e quindi va mantenuto.

Una cosa è certa: i limiti del Codice sul subappalto non rientrano in alcun modo tra i motivi del blocco dei lavori pubblici in Italia, ma hanno una importante funzione regolatoria.

È poi fondamentale introdurre un “Contratto tipo” del subappalto. In subordine sarebbe sufficiente, e comunque indispensabile, introdurre i principio per cui il contratto di subappalto deve riprendere con modalità “passante” le principali condizioni del contratto di appalto a monte.

L’offerta economicamente più vantaggiosa è condivisibile, ma continua a prestarsi a molte storture. Il meccanismo andrebbe migliorato per far sì che vinca l’offerta tecnica migliore; ad esempio introducendo la possibilità di modificare i parametri di valutazione della OEPV per dare la possibilità all’impresa di poter fare varianti tecniche in fase di gara;

 

La revisione del Codice deve dare attuazione alla qualificazione delle Stazioni Appaltanti affinché siano in grado di gestire anche la fase esecutiva. Da due anni non sono stati fatti passi in avanti sotto questo nodale profilo.

COMUNICATO STAMPA AIF_DDL riforma Appalti_11_12_18