Salvo il Codice degli appalti

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Salvo il Codice degli appalti

Fonte Ance 26/11/2007   n.5617

Il Codice unico degli appalti e` salvo.
La Corte costituzionale ha respinto praticamente tutte le censure e gli attacchi al Testo unico dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.In nome della necessita` di garantire la piu` ampia apertura del mercato, la Consulta ha promosso l`impostazione centralista del Dlgs 163/06 e ha respinto la pretesa delle Regioni di dettare proprie norme sulle gare e sui contratti.

Delle 74 censure che cinque Regioni (Lazio, Abruzzo, Toscana, Veneto e Piemonte) e la Provincia autonoma di Trento avevano mosso al Codice appalti, solo tre sono state accolte. E tutte su aspetti marginali. Ha passato indenne il vaglio della Consulta l`intero articolo 4 che stabilisce in modo netto il confine tra competenze statali e regionali. Solo lo Stato quindi puo` dettare le regole su: qualificazione dei concorrenti, modalita` di affidamento dei contratti, criteri di aggiudicazione, subappalto, progettazione, piani di sicurezza e vigilanza dell`Autorita` sul mercato. Alle Regioni restano poteri concorrenti sulla programmazione dei lavori pubblici, approvazione dei progetti ai fini urbanistici ed espropriativi, organizzazione amministrativa e compiti del responsabile del procedimento.

Il ragionamento seguito nella sentenza (401/2007, relatore Quaranta) e` che la normativa sugli appalti deve rispondere a due obiettivi: assicurare la massima concorrenza e garantire «uniformita` di trattamento» agli operatori. Per questo sono necessari – si legge nel testo – «uniformi procedure di evidenza pubblica». La disciplina statale prevale dunque «su ogni altra fonte normativa», in sostanza, le gare non possono variare da un parte all`altra del Paese, altrimenti si altera la concorrenza. E la nozione di tutela della concorrenza accolta dalla Consulta e` la piu` ampia possibile.
Comprende, ad esempio, il subappalto, che deve restare di piena competenza statale perche`, da un lato, attiene al contratto e dunque all`ordinamento civile (materia statale) e, dall`altro, perche` «assolve a una funzione di concorrenzialita` nel mercato».

Ma la Corte costituzionale si spinge oltre e supera uno dei tradizionali limiti imposti alla normativa statale: il criterio economico. La sentenza infatti travolge il tradizionale riparto Stato-Regioni basato sul valore degli appalti. Finora le Regioni avevano legiferato forti del fatto che la normativa statale era dettata in applicazione delle direttive comunitarie e dunque era vincolante solo per gli appalti sopra la soglia comunitaria, i piu` grandi. Sotto queste soglie, le Regioni si ritenevano libere.

Per la Consulta, pero`, il criterio del valore non e` piu` valido in quanto anche la giurisprudenza comunitaria ha ormai riconosciuto l`importanza di tutelare la concorrenza anche nelle piccole gare. E dunque in nome del mercato anche sotto soglia «deve ammettersi la legittimazione statale».

«La Corte costituzionale ha ratificato l`intera operazione di creare un Codice unico – commenta a caldo il presidente dell`Autorita` di vigilanza sui contratti, Luigi Giampaolino – compreso l`esercizio della delega da parte del Governo. «Purtroppo – conclude – la Consulta non poteva intervenire per frenare l`abnorme produzione normativa da parte delle Regioni».

La sentenza 401 mette a rischio tutte le leggi regionali varate dopo il Codice.
In particolare quelle di Veneto, Toscana e Sardegna, gia` impugnate dal Governo perche` diverse dal decreto 163 anche nelle materie di competenza esclusiva dello Stato.

 

(Autore Valeria Uva Il Sole 24 Ore – 24/11/2007)