Opere strategiche, arriva il commissario

image_pdfimage_print

Opere strategiche, arriva il commissario

Un iter velocissimo, al riparo anche dagli intoppi giudiziari, per le opere pubbliche “prioritarie per lo sviluppo economico del territorio nonché per le implicazioni occupazionali”. È questo l’obiettivo dichiarato dall’articolo 20 del decreto anti crisi in vigore da sabato (29 novembre) dopo la pubblicazione in GU. La nuova procedura, che dovrebbe anche permettere di evitare, insieme alla sospensione dei lavori, la perdita dei relativi fondi europei, prevede essenzialmente due novità:

  1. la nomina per queste opere di un commissario che potrà sostituirsi alle amministrazioni interessate
  2. l’impossibilità per il TAR di fermare i lavori in caso di ricorso contro gli atti del commissario stesso.

In realtà la presenza di un commissario che vigili sulla realizzazione di infrastrutture non è una novità assoluta. Solo che finora era possibile di fatto solo come extrema ratio per riavviare opere bloccate. Ora invece nelle intenzioni del Governo dovrebbe diventare uno strumento quasi normale.

Dunque con lo stesso decreto la Presidenza del Consiglio dei Ministri individuerà le opere strategiche e i relativi commissari, indicando i tempi di realizzazione e il relativo quadro finanziario.

Al commissario toccherà vigilare su tutto ciò, in particolare sulle autorizzazioni e sulla stipula dei contratti, con l’obiettivo di garantire il rispetto dei tempi. Ma non si tratta semplice vigilanza: avrà anche poteri sostitutivi e quindi potrà adottare gli atti che toccherebbero alle amministrazioni interessate, qualora queste non lo abbiano fatto. Se poi si renderà conto che le opere non possono essere realizzate, il commissario proporrà al ministro competente o al Presidente della Regione la revoca dei finanziamenti.

L’operato del commissario godrà poi di una corsia assolutamente preferenziale in sede giudiziaria. I tempi per presentare ricorso al TAR contro i suoi atti (che erano già brevi in base alle preesistenti norme in materia) vengono drasticamente accorciati. Le relative sentenze potranno essere redatte in forma semplificata (quindi senza bisogno di troppe modificazioni). Ma soprattutto, le misure cautelari adottate dal tribunale e l’eventuale annullamento dei provvedimenti non potranno sospendere i contratti già firmati e quindi l’esecuzione delle opere.

Il caso principale a cui il Governo si è ispirato è quello dell’impresa che esclusa dall’appalto fa ricorso: non potrà  più ottenere il blocco dell’opera, per poter rientrare in caso di sentenza favorevole: se il tribunale gli darà ragione avrà diritto solo ad un risarcimento del danno, non superiore all’utile effettivo che avrebbe conseguito, in base all’offerta presentata, se fosse risultato aggiudicatario.

 

(tratto da Il Messaggero 1/12/2008)