Il Piano per le infrastrutture: da trovare ancora 125 mld

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Il Piano per le infrastrutture: da trovare ancora 125 mld

ROMA: Per Silvio Berlusconi il passante di Mestre è solo l’inizio del «piano di grandi infrastrutture varato insieme a Lunardi e oggi ritirato fuori dal cassetto dove l’aveva messo il precedente governo». Dal punto di vista finanziario «si tratta di 125 miliardi che intendiamo trovare per realizzare 120 grandi opere di cui ha bisogno questo Paese». Dunque il premier rivendica la continuità con quel Programma per le infrastrutture strategiche messo a punto nel 2001, in base alla cosiddetta legge obiettivo. Un programma che valeva all’epoca proprio 125 miliardi, e i cui costi sono poi lievitati a 174 miliardi. Nel giugno scorso, quando l’attuale esecutivo riprese le redini della politica infrastrutturale, venne fatta una ricognizione di questo programma, che quantificava in 60 miliardi le risorse già disponibili. Di qui la necessità di trovarne più o meno altri 114. Importo che però, secondo una valutazione fatta dal Cipe ai primi di luglio, sale a 124 miliardi (ed è probabilmente a questa cifra che si riferiva ieri il presidente del Consiglio). Di questi, 40 dovrebbero arrivare dallo Stato, 60 dai privati e 24 da fondi comunitari o delle amministrazioni locali.

Il documento dello scorso giugno, messo a punto dal ministero delle Infrastrutture, conteneva un’elencazione dettagliata delle opere in base allo stato di avanzamento dei lavori. In particolare, risultava che al 31 dicembre 2007 erano cantierate infrastrutture per circa 20 miliardi. II ministro Matteoli richiamava per l’attenzione in particolare su una serie di opere che a suo avviso erano rimaste bloccate nella precedente legislatura. Si tratta, del Ponte sullo Stretto di Messina, degli assi ferroviari Torino-Lione, Milano-Genova 3° Valico dei Giovi, Milano-Verona e Milano-Padova, degli assi autostradali Brescia-Bergamo-Milano, Cecina-Civitavecchia e Roma-Formia.

 

Nello scorso dicembre poi il Cipe ha sbloccato risorse per 16,6 miliardi, che comprendono una quota di risorse private oltre che di quelle a carico del Fas (Fondo aree sottoutilizzate). Fondi che però, secondo gli imprenditori del settore, non sarebbero immediatamente utilizzabili. Ma a detta di vari esponenti dell’esecutivo la novità più rilevante di questi ultimi mesi consisterebbe, al di là della disponibilità di risorse finanziarie, delle nuove norme contenute nel decreto legge del 29 novembre. In base a quel provvedimento, l’esecutivo avrà la possibilità di nominare un commissario straordinario, responsabile della tempistica delle opere da realizzare, in grado quindi di saltare i vari passaggi burocratici.

Inoltre eventuali ricorsi al Tar non avrebbero l’effetto di bloccare i cantieri: le aziende che si rivolgeranno al giudice, se questo gli darà ragione, avranno diritto solo al risarcimento dei danni.

 

Tratto da il Messaggero 09-02-2009 L. Ci.