Le norme tecniche

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Le norme tecniche

Le norme tecniche per le costruzioni saltano un altro giro. Dopo essere state rinviate a fine giugno 2009, slittano ancora una volta, al 30 giugno 2010.

Lo prevede l’ultima versione del decreto milleproroghe (Dl 207/2008), che questa settimana sarà sottoposta al voto finale della Camera per la conversione in legge. Cosa comporta questo ennesimo rinvio? Innanzitutto, è bene precisare che almeno in un settore specifico le norme tecniche sono già vigenti. Infatti, sono obbligatorie per gli edifici di interesse strategico e per alcune opere infrastrutturali, incluse, tra le altre, scuole, caserme e centri commerciali. Mentre restano facoltative per l’edilizia privata, che può continuare a fare riferimento al Dm del 1996 o alle norme pi recenti del Testo unico del 14 settembre 2005. Il rinvio contenuto nel milleproroghe, perciò, rimanda di altri 12 mesi quella che sarà una vera rivoluzione nella progettazione.

In linea generale le norme tecniche disciplinano in maniera nuova i criteri di progettazione delle strutture portanti degli edifici e delle opere infrastrutturali come ponti, viadotti e gallerie. Mettendo soprattutto l’accento sulla prevenzione antisismica. Ad esempio, i dati sulla pericolosità sismica con queste norme vengono calcolati in maniera assai più dettagliata che in passato.

Secondo fronte di innovazione sono i metodi di calcolo, per i quali sono previste nuove regole, ma soprattutto una filosofia nuova. Mentre con le vecchie norme erano fissate delle formule da applicare, con la nuova sono stabiliti semplicemente degli obiettivi: il tecnico è poi lasciato libero sulle modalità da utilizzare per raggiungere lo scopo. Una previsione che, chiaramente, rende assai spinoso il tema della formazione per gli ingegneri. Proprio su questo punto mette l’accento Paolo Stefanelli, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri: «Accogliamo con favore questa proroga perché ci consente di lavorare più tranquillamente alla fase di formazione e aggiornamento dei nostri ingegneri». Tra gli altri nodi che preoccupano maggiormente gli ingegneri, oltre alla formazione, ci sono la mancanza di una circolare esplicativa, più volte annunciata dal ministero delle Infrastrutture e mai arrivata, e la questione dei software di calcolo: «Non è ancora chiaro spiega Stefanelli chi li debba validare e quali parametri debbano rispettare». La proroga, poi, cancella l’entrata in vigore degli obblighi in tema di materiali, dei quali si occupa il capitolo 11. Dove, in linea generale, viene richiesta la marcatura «CE» laddove sia già disponibile una disciplina armonizzata. Altrimenti, vengono indicate altre procedure applicabili. Sul punto, fonti interne al ministero delle Infrastrutture fanno sapere che si stanno studiando soluzioni per tenere comunque viva la marcatura secondo le regole del capitolo 11. E proprio in questo ambito si è scatenata la polemica sulla certificazione degli impianti di produzione del calcestruzzo preconfezionato, la Fpc. Che vede schierati da una parte i produttori, già in parte adeguatisi alla nuova norma con consistenti investimenti (fino a 50mila euro). E dall’altra imprese e direttori dei lavori, poco favorevoli all’entrata in vigore dei nuovi obblighi. La posizione di Atecap è chiara nelle parole del suo presidente Fabio Biasuazzi: «L’entrata in vigore della muova norma è fondamentale per porre un vincolo di qualità al calcestruzzo in circolazione». La certificazione Fpc, infatti, crea un controllo che adatta il prodotto alle diverse esigenze dei singoli cantieri. Un’opzione che per potrebbe non piacere a tutti spiega ancora Biasuzzi – dal momento che la maggiore qualità si farà pagare. Da parte degli ingegneri, poi, pesano i timori legati alle maggiori responsabilità, in fase di controllo, che la legge attribuisce loro. Responsabilità che non sono accompagnate da un’adeguata contropartita economica.

di Giuseppe Latour tratto da Il Sole 24 Ore – Norme e Tributi 23 Febbraio 2009