Grandi Opere al via per 16 miliardi

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Grandi Opere al via per 16 miliardi

Rinviato CIPEVenezia: «I 16,5 miliardi di opere previste dal piano dei trasporti saranno cantierabili quest’anno. Al più tardi nei primi mesi dell’anno prossimo».Il pacchetto di interventi, sul quale il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli conta di avere oggi il via libera del Cipe (il Comitato per la programmazione economica), è la prima tranche di un piano triennale da 44 miliardi.

Un programma che ha una doppia valenza: rilanciare l’economia attraverso gli investimenti  infrastrutturali, secondo la più classica delle ricette anticicliche, recuperare il tempo perduto.

«Negli anni 70 l’Italia era il secondo Paese europeo quanto ad infrastrutture – ha detto concludendo a Mestre il convegno della Confcommercio su trasporti e competitività della piccola impresa – siamo finiti al diciannovesimo posto». Oltre a scivolare giù nella classifica, nei quarant’anni di incompiute, è cambiato completamente il Paese.

I poli dell’industria pesante, da Gioia Tauro, Bagnoli, Marghera… sono scomparsi o ridimensionati. È esploso il fenomeno della piccola industria diffusa nel territorio; il 65% del prodotto interno lordo è oggi garantito dal terziario.

La novità uscita dal convegno mestrino, a cui hanno partecipato il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli e il vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani, è che i soldi ci sono e le opere non peseranno interamente sulle spalle del contribuente. Matteoli è stato preciso: «Solo 14 miliardi saranno a carico del Tesoro, 15 miliardi saranno reperiti attraverso un prestito pluriennale della Banca Europea degli Investimenti, il resto arriva dai privati, 8 miliardi riguardano infrastrutture su cui si pagherà il pedaggio».

Il coinvolgimento dei privati secondo Matteoli ha una spiegazione: tempi e regole certe.
In particolare è cambiata la norma che consentiva alle aziende risultate sconfitte nelle gare d’appalto di ricorrere al Tar e di bloccare le realizzazioni in attesa del verdetto del Tribunale amministrativo. Il ricorso ovviamente sarà sempre possibile, ma non sospenderà i lavori. Inoltre se risultasse che la ditta ricorrente aveva ragione, otterrà un indennizzo – in denaro. «Sono convinto – commenta Matteoli – che il numero dei ricorsi diminuirà notevolmente», Oltre al pacchetto infrastrutture il ministro annuncia un’altra misura, ossia la revisione degli studi di settore.

I parametri in base ai quali le aziende pagano le tasse. «Il governo ha stanziato 8 miliardi per finanziare la cassa integrazione, ma, sembra doveroso fare un passo anche nei confronti di chi non ha ammortizzatori sociali». La revisione degli studi di settore è un punto chiave del programma di Confcommercio, ribadito ieri dallo stesso Sangalli: «L’anno scorso hanno chiuso 120 mila aziende. 11 saldo tra natalità e mortalità è di meno 40 mila imprese. Nel 2008 non è quindi un anno normale, per cui non possono essere utilizzati i parametri normali previsti dai vecchi studi di settore»…..

 

Tratto da Il Gazzettino (il quotidiano del Nord Est) di Giancarlo Pagan

27 Febbraio 2009