Intervista al Vicepresidente di Confindustria Trevisani

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Intervista al Vicepresidente di Confindustria Trevisani

Un piano straordinario per il rilancio delle infrastrutture, che prevede anche il coinvolgimento determinante degli enti locali. E la mossa di Confindustria per riportare l’attenzione su una priorità che, complice il perdurare della crisi e l’esplosione di nuove emergenze (vedi il caso Abruzzo), in questi mesi è scivolata un po’ nel dimenticatoio.

È il vicepresidente di Confindustria con delega per le infrastrutture e i trasporti, Cesare Trevisani, a spiegare al Sole 24 Ore gli obiettivi del piano.

 

Dottor Trevisani, cosa prevede il piano di Confindustria per le infrastrutture e la mobilità?

L’obiettivo è quello di mettere in campo tutti gli strumenti necessari per riavviare la programmazione infrastrutturale su basi più solide, cercando di risolvere gli annosi problemi della copertura finanziaria delle opere e della semplificazione del quadro giuridico esistente, agendo anche sul fronte della qualificazione delle imprese e del coinvolgimento dei privati nel finanziamento delle opere, ma partendo dalla necessaria chiarezza sulle competenze tra Stato, Regioni ed enti locali.

 

Quali sono, a vostro giudizio, le opere infrastrutturali di assoluta priorità per il Paese?

 

Sicuramente le reti di trasporto Ten-T, che consentiranno di migliorare l’accessibilità da e verso l’Europa e tra le aree del territorio nazionale, ma soprattutto di superare la cosiddetta barriera alpina, che rappresenta per il nostro Paese e per tutti gli altri partner europei un ostacolo reale allo sviluppo della mobilità.

 

La crisi c’è e si sente e le risorse scarseggiano. Si ha come l’impressione che la questione infrastrutture sia un po’ sparita dall’agenda del Governo. Condivide questa impressione?

 

Non è un’impressione fondata. Nonostante la fase recessiva il Governo non ha rinunciato alle infrastrutture. Certamente, l’intensità di investimento non è quella che tutti vorremmo e le risorse addizionali, cioè quelle che servono in una fase recessiva per avviare un consistente intervento anticiclico, sono limitate. Poi è anche intervenuta la tragedia dell’Abruzzo, ma questo non ha per ora impedito di mantenere un impegno finanziario nel medio periodo di una certa consistenza, manca per ancora una chiara allocazione delle risorse sulle singole opere.

 

Perché, in Italia, il project financing non decolla?

 

Qualcosa è stato fatto, con il terzo decreto correttivo del Codice dei contratti pubblici. Ma noi pensiamo che si possa e si debba fare di più, anche da parte del sistema creditizio. Per attrarre il capitale privato è indispensabile avere certezza, di regole e tempi, progettuale e realizzativa; dare stabilità alla pianificazione finanziaria; altrimenti, i capitali privati si orientano verso altri campi di investimento. Il tema della finanza privata è infatti centrale nel nostro piano di rilancio.

 

È riesploso, fragoroso, il dualismo Fiumicino-Malpensa. Alitalia ha fatto la sua scelta, puntando su Roma. Non c’è il rischio che le imprese del Nord siano penalizzate da un’insufficiente connettività aerea?

 

Assolutamente no, sempre che le politiche di settore siano orientate a una pianificazione e riorganizzazione dell’intero comparto aeroportuale italiano secondo logiche di sistema e di specializzazione, prescindendo da interessi campanilistici. L’impressione è che ci si concentri troppo su una sterile polemica, che si perdano di vista gli interventi che sono realmente in grado di concentrare e attrarre i flussi sugli scali intercontinentali, cioè infrastrutture di collegamento rapide e veloci e servizi di qualità.

 

Le Ferrovie investono sull’Alta velocità, ma trascurano il trasporto regionale. Scelta corretta o miope?

 

Il trasporto regionale è un comparto estremamente critico: le gare per l’affidamento delle concessioni sono state poche e hanno fatto registrare una scarsa partecipazione. E un settore che non ha ancora sfruttato tutte le opportunità di una maggiore apertura alla concorrenza. C’è ancora molto da fare, ma qui il decentramento o, se si vuole, il federalismo infrastrutturale sta cominciando a svolgere un ruolo positivo, perché si è notevolmente ridotta la distanza tra l’utenza, rappresentata dalle amministrazioni regionali e locali, e gli operatori.

 

È utile prevedere delle deroghe ai patti di stabilità per promuovere gli investimenti nelle infrastrutture?

 

Secondo Confindustria è un passaggio inevitabile. Già adesso, un significativo contributo a una manovra anticiclica sulle infrastrutture potrebbe provenire da una cospicua finanza locale ancora bloccata dal Patto di stabilità interno. Si potrebbero utilizzare miliardi di euro per opere medio-piccole, spesso essenziali anche alla funzionalità di quelle più grandi, e in grado di mobilitare in modo significativo il sistema produttivo delle opere pubbliche. La nostra proposta è quella di creare una gestione finanziaria degli Enti locali dedicata alle infrastrutture, che consenta a quelli più virtuosi di impiegare, in modo vincolato e controllato, le entrate straordinarie derivanti da dismissioni.

 

da Il Sole 24 Ore di Marco Morino 25/5/2009
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