Appalti: casellario delle imprese

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Appalti: casellario delle imprese


L’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici
apre uno spiraglio di accesso alla sua banca dati in cui sono inserite le «pagelle» delle imprese appaltanti: da un mese, infatti, le imprese possono sapere se un proprio concorrente ha un’annotazione. Ma, anche dopo questa parziale apertura, la maggior parte del casellario dove sono indicati tutti i fatti negativi legati a un’impresa (dalle false dichiarazioni alla negligenza sul lavoro, fino alle condanne penali dei vertici) resta oscurata.Per il segretario dell’Istituto Grandi Infrastrutture (IGI), Federico Titomanlio, «è assurdo, e la cosa più paradossale è che l’impresa non può conoscere neanche la propria posizione».Dal 2006, l’Autorità contratti pubblici, su ordine del Garante della privacy, ha oscurato tutto il Casellario e lo ha reso accessibile solo alle stazioni appaltanti, per controllare l’affidabilità delle aziende prima di firmare i contratti, e alle SOA che fanno gli stessi controlli per rilasciare il nullaosta agli appalti di lavori. Da allora si sono create situazioni paradossali: «Ad esempio continua Titomanlio – un’impresa è venuta a sapere di essere nella lista nera del Casellario solo da una stazione appaltante, quando l’ha esclusa dalla gara: la lettera dell’Autorità non era mai arrivata e non si è potuta difendere».

Alla privacy e al suo difficile rapporto con il mercato degli appalti l’IGI ha dedicato nei giorni scorsi un convegno, mettendo a confronto le tesi dei difensori a tutti i costi della riservatezza anche negli appalti con quelle di chi mette al primo posto la trasparenza del mercato.

Alla prima categoria si è iscritto, ad esempio, Giuseppe Staglian , che è anche consulente del garante della privacy. «Il legislatore italiano ha spiegato ha voluto tutelare la privacy anche delle società e non solo delle persone fisiche».

Di parere opposto, Manfredi De Vita, avvocato esperto della materia, secondo il quale «la circolazione delle informazioni è una precondizione per lo sviluppo di una leale concorrenza».

 

Una parziale apertura l’ha annunciata il consigliere dell’Autorità contratti, Alessandro Botto: «Da giugno le imprese possono sapere se un concorrente ha delle annotazioni ma non è possibile conoscerle nel dettaglio». «L’accesso alla propria situazione – ha aggiunto – in teoria dovrebbe già essere possibile perché previsto dal Codice dei dati personali».

Claudio Zucchelli, capo dell’ufficio affari giuridici di Palazzo Chigi, parlando a titolo personale, si è spinto oltre: «L’impresa che vuole entrare in un mercato redditizio come quello degli appalti ha concluso – dovrebbe rendere note molte informazioni: non solo i precedenti penali, ma persino il fatturato».

 

Tratto da Il Sole 24 Ore – Norme e Tributi di Valeria Uva 20 Luglio 2009