APPALTI E QUALIFICAZIONE

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APPALTI E QUALIFICAZIONE

Tratto da Italia Oggi 30/09/2009

Di Tiziana Carpinello, Presidente ASI

In diverse occasioni abbiamo affrontato su queste pagine le problematiche connesse all’attuale sistema di qualificazione e, più in generale, al mondo dei lavori pubblici: un lavoro, riteniamo, di particolare importanza nelle more dell’iter legislativo che darà la luce al Regolamento di attuazione del dlgs 163/06, che, tra l’altro, riformerà appunto le norme relative all’attestazione di qualificazione.

Tuttavia, ci siamo resi conto come nella formulazione delle diverse istanze manifestate, ed in vista della redazione di un più ampio documento contenente proposte emendative all’attuale bozza di regolamento, sia sempre mancate un elemento: l’impresa.

Nessuna proposta, così nome nessuna norma, potrà infatti mai rispondere alle effettive esigenze del settore disciplinato se non trova spunto e spinta “dal basso”, dagli operatori stessi, che quotidianamente affrontano le difficoltà ed i problemi sul campo. Sulla scorta di questa riflessione abbiamo pensato di rivolgere, per ora limitatamente a un campione ristretto per esigenze di tempo e di spazio, alle imprese attestate un questionario sulla conoscenza e gradimento del sistema di qualificazione, in modo da poter evidenziare quali sono punti dolenti del sistema che necessitano di revisione.

Una premessa si rende tuttavia essenziale. sul lavoro svolto, ed i risultati che seguono, non vogliono in alcun modo sovrapporsi o, peggio, sostituire l’opera delle associazioni di categoria, che rimangono insostituibili nel loro compito istituzionale. Noi abbiamo solo cercato di capire quale fosse il pensiero delle imprese sul sistema di qualificazione, in modo da poter, a nostra volta, meglio rispondere alle esigenze dell’azienda.

Di seguito, riportiamo i dati a oggi raccolti.

Dal sondaggio; anzitutto, è emersa una scarsa conoscenza del quadro normativo di riferimento: tanto il dpr 34/2000 quanto il dlgs 163/06 sono conosciuti superficialmente, e solo limitatamente alle esigenze immediate e concrete degli intervistati. La valutazione generale dell’attuale sistema è stata giudicata in larga parte ininfluente rispetto al passato, o addirittura negativa, specie a giudizio di imprese medio piccole; maggiormente positiva, invece, la valutazione data da imprese di più grandi dimensioni.

Egualmente, sottoposte ad alcuni quesiti in ordine alla specifica conoscenza del sistema di qualificazione, le imprese intervistate hanno dimostrato una preparazione maggiore nella materia, spesso tuttavia limitata alle applicazioni concrete e all’ambito di attività dell’interviste. Da cui si evince come molte speculazioni dottrinali in materia di appalti siano, è il caso di dirlo, lontani anni luce dalla realtà quotidiana; (ancora) strettamente legata alle esigenze ed alle problematiche immediate. Specie le imprese di dimensioni ridotte, che costituiscono la maggioranza del patrimonio economico del paese, vivono e operano in realtà ristrette, con poche possibilità di comprendere interamente testi normativi tanto articolati come quelli oggetto d’intervista, prevalendo per contro la conoscenza acquisita con l’esperienza diretta. Da tali valutazioni introduttive si evidenzia, quindi, il mancato raggiungimento degli utenti finali da parte della normativa di settore, e si rileva quindi la necessità di una maggior diffusione (e istruzione) degli operatori sul punto.

Ma i dati più interessanti riguardano il gradimento del sistema di qualificazione, e le problematiche riscontrate nell’accostarsi a esso.

Il campione intervistato, sebbene non abbia riscontrato particolari complessità nella procedura di attestazione in sé stessa, ha pressoché all’unanimità denunciato gravi difficoltà nel reperimento dei documenti necessari, e segnalatamente delle certificazioni lavori.

Si è segnalato come molto spesso tale documentazione venga rilasciata in forte ritardo, e come molto raramente gli importi indicati tengano conto delle varianti extra capitolato, che in taluni casi addirittura superano il valore del contratto originario.

Numerose imprese hanno così lamentato come alla scadenza del proprio attestato abbiano incontrato forti difficoltà a mantenere le qualifiche precedentemente ottenute, ed anzi spesso dovendo ricorrere al regime transitorio di cui al c.d. Terzo Correttivo, non tanto (o comunque non solo) per mancanza di lavorazioni eseguite in tempi recenti a causa della crisi economica globale, quanto proprio per la mancanza delle certificazioni lavori.

L’obbligo di trasmissione degli stessi all’Osservatorio dell’Autorità a opera delle stazioni appaltanti emittenti non trova diffusa applicazione, con la conseguenza che ancora oggi persistono numerose «opere fantasma». Da più parti si è quindi sollecitata una maggior efficienza dell’Osservatorio medesimo e del casellario informatico, arrivando a suggerire persino l’obbligo di trasmissione non solo dei certificati lavori ma anche di ogni contratto pubblico.

Proseguendo nel sondaggio, a fronte di una larga maggioranza che ha dichiarato fondamentale il conseguimento dell’attestato Soa per la propria attività, e abbastanza o comunque molto utile resistenza di un sistema di qualificazione, qualche rilievo è stato sollevate all’atto di esprimere la soddisfazione sul sistema vigente, evidenziandosi l’incapacità dello stesso alla concreta e duratura eliminazione dal contesto competitivo di imprese riconosciute «scorrette».

Sulla scorta di tale insoddisfazione, diverse sono state le istanze di modificazione della normativa vigente.

Secondo alcuni, il sistema di qualificazione non dovrebbe essere limitato alle sole imprese che operano in ambito pubblico, ma dovrebbe essere generalizzate ad ogni impresa, quale garanzia di affidabilità e capacità. Qualche dubbio è stato espresso in ordine alla requisito del possesso del sistema Iso, giudicato ormai troppo «inflazionato» e comunque non indicativo dell’effettiva qualità aziendale; ancora si obiettato sul periodo di cinque anni quale arco temporale di riferimento, non ritenute adeguato a valorizzare l’attività e l’esperienza aziendale; infine si è suggerito di diversificare i controlli necessari all’ottenimento dell’attestato sulla base della dimensione dell’impresa attestanda.

Ma il dato che è stato indicate dalla quasi totalità del campione intervistato è stato l’inadeguatezza del requisito relativo agli ammortamenti. Confermando una obiezione più volte avanzata su queste pagine (e a oggi ancora rimasta inascoltata), il requisito in questione appare inidoneo a garantire la capacità tecnica dell’impresa, risultando in taluni casi (per esempio per la maggioranza degli impiantisti) persino eccessivo, mentre in altri casi (edile) lo stesso appare riduttivo.

Per tale ragione, il campione ha sollecitato una maggiore aderenza alla realtà, suggerendo che il parametro in questione sia riformulato in base al settore di attività.

L’esito del sondaggio ha mostrato, sebbene lo stesso sia riferibile ad un campione per ora limitato, come molteplici siano i punti oscuri della disciplina oggi in vigore, e come persistano numerose e gravi difficoltà che impediscono il raggiungimento di un sistema efficiente e competitivo.

Alcune di tali problematiche sono state da tempo segnalate tanto dalle Soa stesse che dalle Associazioni di categoria, ma a oggi nessuna iniziativa sembra essere stata adottata dalle competenti Istituzioni.

Per tali ragioni, la stesura e la promulgazione di un nuovo regolamento, volto a dare attuazione al Codice dei contratti pubblici ed a riscrivere l’intero sistema di qualificazione appare un momento fondamentale irrepetibile per sopperire alle necessità degli operatori, ponendo termine alle difficoltà sui qui riscontrate.

Per tale ragione si insiste nella più volte avanzata richiesta di un maggior dialogo istituzionale, che veda coinvolti sia le Autorità competenti che i rappresentati di Soa e operatori economici, al fine di trovare insieme le migliori soluzioni possibili: una riforma normativa di tale importanza non può infatti prescindere dall’opinione e dagli apporti degli operatori del settore.

L’apertura recentemente mostrata in occasione del convegno Igi dal ministero lascia ben sperare in tal senso; con l’auspicio che, a differenza delle analoghe aperture in passato, questa volta le-proposte e le opinioni degli enti non istituzionali trovino maggiore e concrete accoglimento nel redigendo teste normativo. E proprio al fine di redigere una concreta proposta emendativa, che tenga conto anche dell’opinione delle imprese, sollecitiamo in modo particolare un commento dei lettori e delle imprese operanti nel settore, affinché facciano pervenire le proprie opinioni e le proprie risposte. Perché, come si è già avuto modo di dire in passato, insieme è meglio.