Ponte sullo Stretto

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Ponte sullo Stretto

«I lavori per il ponte sullo stretto di Messina inizieranno il 23 dicembre di quest’anno e termineranno nel 2016». L’annuncio è arrivato ieri direttamente dal titolare delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli.

Secondo la scansione programmata dal ministero e dalla società concessionaria Stretto di Messina, si partirà dai lavori propedeutici: le prime operazioni verranno eseguite per lo spostamento di una linea ferroviaria che passa per Villa San Giovanni, in Calabria, e si proseguirà con interventi stradali nella parte siciliana del ponte.

II cantiere principale sarà inaugurato invece entro il 2010.

In base a quanto riferisce il ministro, per completare l’infrastruttura saranno necessari sei anni, durante i quali «lavoreranno tra geometri, architetti, ingegneri e manodopera circa 40 mila persone».

Il costo complessivo del progetto dovrebbe essere di 27,5 miliardi di euro.

Nello spiegare come sarà finanziato il ponte, Matteoli indica le fonti principali e sottolinea che la maggior parte dei fondi proverranno dal project financing: «Della cifra approvata dal Cipe – dice il ministro – solo 2,8 miliardi di euro sono della legge obiettivo, quindi soldi dello stato. Altri 7,3 miliardi vengono da fondi Fas europei per realizzare infrastrutture, nel meridione per un 85% e un 15% nel centro nord. Oltre 8 miliardi vengono invece da soggetti privati che hanno partecipato a un tavolo in cui abbiamo raggiunto questa cifra».

Un aspetto, quello della partecipazione dei privati, su cui il responsabile delle Infrastrutture insiste anche a proposito delle polemiche lei giorni scorsi relative all’uso delle risorse pubbliche dopo l’alluvione che ha colpito Messina: «E una sciocchezza – tuona Matteoli – sostenere che i soldi andrebbero spesi per mettere in sicurezza le coste della Sicilia e della Calabria. Non è che il ministero o il governo hanno oltre 5 miliardi per realizzare un ponte che invece verrà costruito attraverso il project financing. Se il ponte non si fa, questi soldi non ci sono».

Tratto da il Sole 24 Ore (Maurizio di Lucchio) 16/10/2009