Infrastrutture

image_pdfimage_print

Infrastrutture

Una norma ispirata a un sano pragmatismo. Così vengono commentati tra Palazzo Chigi, via venti settembre e il ministero delle Infrastrutture a Porta Pia i commi 228-229 del maxi-emendamento che scongelano le ultime rigidità rimaste della legge obiettivo, consentendo il finanziamento delle grandi opere anche soltanto per «lotti costruttivi».
Il «sano pragmatismo» sta nel fatto che il Cipe potrà d’ora in avanti finanziare e avviare a costruzione opere infrastrutturali gigantesche anche senza avere disponibili tutte le risorse necessarie in un colpo solo. L’Economia chiedeva da anni di andare su questa strada per evitare l’impegno e l’accantonamento subito di risorse che sarebbero state poi spese nel corso di molti anni.
Ancora di più il pragmatismo nella norma inserita nella finanziaria sta nel fatto che consentirà di sbloccare quattro delibere approvate dal Cipe già orientate in quella direzione dallo scorso maggio. La Corte dei conti, però, aveva evitato finora di registrare le delibere, rendendole di fatto inoperative e bocciando la linea scelta dal Cipe senza copertura legislativa.
Il conflitto riguarda quattro opere di serie A.
L’8 maggio era stata approvata una prima tranche di finanziamento da 234,6 milioni alla linea ferroviaria Pontremolese Parma-La Spezia per un lotto compreso fra Parma Osteriazza e Berceto Chiesaccia. Il costo totale dell’opera è di 2,2 miliardi.
Il 31 luglio il Cipe aveva approvato il progetto definitivo della tratta ad alta velocità ferroviaria Treviglio-Brescia, sulla linea Milano-Verona, con un’assegnazione di 950 milioni su un costo totale di 2.050 milioni per ilprirno lotto costruttivo.
Stessa sorte per il nuovo tunnel ferroviario del Brennero per cui sono stati stanziati 712 milioni rispetto al totale di 3.575.
Il 6 novembre, infine, era stato approvato un primo lotto «costruttivo non funzionale» del terzo valico dei Giovi sulla linea alta velocità Genova-Milano, con un’assegnazione complessiva di 500 milioni di euro rispetto a un costo totale che supera i 5 miliardi. Più o meno quel 10% del costo totale che la finanziaria pone come limite minimo per procedere all’approvazione del singolo lotto.
Fino ad oggi la legge obiettivo consentiva di approvare solo «lotti funzionali» che avevano dunque una propria autonomia ai fini dell’utilizzo dell’opera. Una ferrovia da fermata a fermata, per esempio. O un’autostrada da un casello esistente a uno successivo.
Da gennaio sarà possibile approvare invece anche lotti che teoricamente finiscano nel deserto. Con una serie di conseguenze, tra cui la riscrittura dei contratti con i general contractor.
Questi accordi non prevedevano la realizzazione a pezzi, ma il finanziamento e la costruzione integrale dell’opera. Sarà interessante vedere, inoltre, cosa accadrà quando si finanzierà un primo lotto di un opera che va affidata in gara.
Chi vince il primo lotto ha un diritto di prelazione sui successivi? O si torna agli spezzatini? Per non parlare degli aspetti finanziari che pure rischiano di tornare alle peggiori pratiche del passato.
L’approvazione per lotti implica infatti che le opere siano appese agli stanziamenti che di volta in volta si approveranno con la legge finanziaria. Né rassicura l’impegno «programmatico» del Cipe a finanziare l’intera opera nel momento in cui parte il primo lotto.
Palazzo Chigi e il Cipe, però , rassicurano. La decisione resta nelle mani del comitato interministeriale che potrà continuare a premiare di volta in volta le reali priorità infrastrutturali. Inoltre, gli esempi che oggi vengono portati a modello di buona realizzazione delle infrastrutture-alta velocità ferroviaria e Mose sono stati finanziati a pezzi, grazie alla «determinazione e autorevolezza della stazione appaltante.»
Tratto dal Il Sole 24 Ore di Giorgio Santilli 10/12/2009