Al prossimo Cipe i nodi Fas e infrastrutture

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Al prossimo Cipe i nodi Fas e infrastrutture

Non sara` una di quelle riunioni del Cipe destinate a passare sotto silenzio. Sul prossimo appuntamento di meta` febbraio, al contrario, sara` il governo ad accendere i riflettori e non solo perche` la destinazione di 13 miliardi del Fas alle regioni del Sud e lo sblocco di 11,2 miliardi per le infrastrutture fanno notizia in periodo elettorale. Ancora piu` del decreto legge incentivi, su cui il confronto fra ministri sara` aspro fino alla fine per contendersi le limitate risorse a disposizione, la riunione del Cipe sara` il motore condiviso (anche dal ministro Tremonti) per dare una spinta pubblica all`economia italiana a inizio 2010.
Il patto per il rilancio dell`azione di politica economica del governo passera`, insomma, dal Cipe: Claudio Scajola potra` dire di aver avviato il piano Sud, come chiesto da Berlusconi; Giulio Tremonti avra` messo in campo una manovra di sostegno alla congiuntura senza danni per i conti dello stato e dentro un quadro di finanza pubblica gia` definito nel 2009; Altero Matteoli avra` qualche certezza in piu` su priorita` e risorse per le infrastrutture, potendo contare anche su un po` di cassa.
Sui piani Fas delle regioni meridionali sono stati fatti passi avanti nel confronto tecnico allo Sviluppo economico. Tremonti, che nei mesi scorsi aveva frenato molto, sembra piu` disponibile ad accelerare il via libera dopo che nel nuovo «patto per la salute» con le regioni e nella finanziaria e` passata la sua linea di usare una quota del Fas per i piani di rientro dei disavanzi sanitari. «I contenuti dei piani regionali non sono ancora tutti definiti», frenano i collaboratori del ministro per le Regioni, Raffaele Fitto, confermando pero` che si lavora per decidere a febbraio.
L`idea, pure avanzata nel governo, di aspettare i nuovi governatori significherebbe perdere altri 4-5 mesi. Meglio avviarli, per poi semmai correggerli in corsa. Per il piano della Puglia (3.272 milioni) la strada e` in discesa. Verso la conclusione anche il piano Calabria (1.868 milioni) con la disponibilita` a inserire la clausola sul deficit sanitario. Pure la Campania (4.105 milioni) dovrebbe arrivare al traguardo, se non ci saranno intoppi con il decreto legge che fissa tempi e modi per il trasferimento alla regione del termovalorizzatore di Acerra. Restera` fuori dalla tornata di febbraio il Lazio (945 milioni): il piano si ridefinira` con la vincitrice, fra Polverini e Bonino, delle elezioni di marzo. Attendono anche Sardegna (2.278 milioni), Basilicata (900 milioni), Molise (478 milioni) e, tra le regioni del centro, nord, il Veneto (609 milioni).
Le infrastrutture saranno il secondo capitolo del prossimo Cipe. La riunione servira` a mettere a punto un quadro definitivo delle opere finanziate con gli 11.250 milioni del «fondo Matteoli» (alimentato con il Fas nazionale) e della legge obiettivo. Qualche opera sara` premiata, qualche altra accantonata o rinviata, ma dalla riunione dovrebbero emergere comunque tre certezze: le risorse da spendere nel 2010 saranno quelle definite nel 2009, senza integrazioni rilevanti; il programma sara` definitivo e diventera` operativo, con le prime disponibilita` di cassa messe a disposizione dal Tesoro; nel piano Matteoli dovranno rientrare tutte le esigenze infrastrutturali a diverso titolo programmate.
Gia` oggi la coperta del «fondo Matteoli» e` troppo corta rispetto alle priorita` individuate dal Cipe il 6 giugno 2009. Si era partiti, appunto, da 11,25 miliardi e su quella disponibilita` era stato varato un programma di opere. Solo per 6,6 miliardi e` gia` intervenuta la seconda delibera Cipe di assegnazione finanziaria che mette le opere al riparo da ripensamenti. Restano in attesa di conferma opere per 4.641,6 milioni ma intanto il «fondo» e` stato ridimensionato dalla legge finanziaria che ha destinato risorse ad altri scopi.
Una prima sottrazione e` avvenuta con il piano della difesa del suolo di Stefania Prestigiacomo: 900 milioni. Altri 500 milioni sono stati indirizzati al piano carceri dalla finanziaria che pure ha destinato 100 milioni all`agricoltura. Se nel piano finanziato dal «fondo Matteoli» non rientreranno altre priorita` infrastrutturali aggiuntive – per esempio una prima tranche della banda larga (che costa 800 milioni) oppure ulteriori esigenze di cassa per opere che “tirano“ come il Mose o la linea C di Roma – mancheranno all`appello 1.298,8 miliardi (il calcolo e` del Centro studi dell`Ance). Qualora si dovessero aggiungere nuove priorita`, il sacrificio richiesto alle opere gia` programmate diventerebbe maggiore.

Tra le opere che rischiano di restare fuori dal finanziamento spiccano la Salerno-Reggio Calabria (594 milioni), la statale Jonica (537 milioni), il piano delle piccole opere (cui mancano 412 degli 825 milioni programmati), gli schemi idrici al Sud (150 milioni), la metropolitana napoletana e quella regionale campana (310 milioni), la Rho-Gallarate (292 milioni), la rete Fs al Sud (385 milioni). Di queste opere ancora sospese, solo alcune opere arriveranno al traguardo.Tratto dal Il Sole 24 Ore di Giorgio Santilli