I costruttori

image_pdfimage_print

I costruttori

Se ci sono due settori che hanno sicuramente patito in modo violento i contraccolpi della crisi economica mondiale, sono quelli dell’edilizia e delle costruzioni.
Il fenomeno per non è soltanto italiano, almeno stando ai dati di Federcostruzioni (la federazione di Confindustria che riunisce 30mila imprese): a livello mondiale l’anno appena trascorso si è chiuso con un calo degli investimenti del 3,34% rispetto al 2008.
Quanto all’Italia la situazione è più delicata se si pensa che la diminuzione della produzione industriale stimata nel biennio 2009-2010 è del 30%.
E le difficoltà passano per tutti i settori: dalla nuova edilizia residenziale (-19%) all’edilizia privata non residenziale (-10%) fino ai lavori pubblici, che invece di svolgere una funzione anticongiunturale sono calati dell’8%. Come se non bastasse, quest’anno, secondo i dati Nomisma, il settore edile conoscerà un’ulteriore contrazione del 7,1%.
Malgrado questo per il 2010 rimane un anno altamente strategico per tutte le aziende che lottano per la sopravvivenza sul mercato. «I maggiori Paesi mondiali si sono impegni in azioni di sostegno, Spagna e Francia su tutti hanno scelto di investire su piccole opere spiega Paolo Buzzetti, presidente di Federcostruzioni. Noi invece no. Né sgravi fiscali, né semplificazioni della burocrazia, né valorizzazione delle imprese di qualità, né grandi opere. L’unico progetto su cui avevamo sperato, il Piano Casa, è fermo e gli effetti, se mai ce ne saranno, partiranno dal 2011. Abbiamo perso 100 mila posti di lavoro, ma possiamo anche arrivare a 250 mila entro la fine di quest’anno se non si fa qualcosa subito».
Qualcosa come quello che, per esempio è stato fatto in Spagna dove hanno destinato 8 miliardi di euro in nuove opere pubbliche con importi complessivi non superiori a 5 milioni di euro. «Certo concorda Buzzetti un piano di piccole opere avrebbe dato più respiro al nostro mondo. Contestualmente, abbiamo apprezzato il progetto del governo di destinare alle opere scolastiche 1 miliardo di euro. Ma il vero nemico è la burocrazia che blocca tutto e impedisce all’economia reale di risollevarsi».
Quella con la burocrazia per sembra una battaglia a lunga scadenza, invece per rilanciare il comparto ed evitare chiusure e licenziamenti, servono soluzioni immediate. «Oltre alle piccole opere pubbliche, servono incentivi per chi costruisce con criteri di risparmio energetico e magari anche il pagamento degli enormi crediti che vantiamo nei confronti della pubblica amministrazione. Il tutto senza dimenticare che una riforma della macchina burocratica resta un obiettivo primario se si vuole evitare che il nostro sistema si paralizzi e faccia morire quasi tutte le realtà imprenditoriali».
Tratto da Corriere Economia 1 Febbraio 2010 (I. Tro.)