Confindustria

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Investire di più nelle infrastrutture per la mobilità, cioè nei grandi corridoi viabilistici e ferroviari, per «agganciare» l’Italia e le sue imprese ai mercati del nord e centro Europa. Puntando anche su strumenti finanziari innovativi, come i project bond, vale a dire un’obbligazione emessa specificatamente in genere dal promotore dell’opera per finanziare un particolare progetto.
Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, sprona il governo a insistere con la politica delle grandi opere, evitando di eludere gli impegni con giustificazioni del tipo: «Più di così, sulle infrastrutture, non possiamo fare». Perché, secondo la Marcegaglia, «si può fare di più e meglio. Tutti i paesi hanno usato le infrastrutture come momento anticiclico per aiutate la congiuntura, noi non siamo riusciti a farlo». Marcegaglia parla al convegno di apertura della Mobility conference, l’annuale appuntamento milanese su infrastrutture e trasporti promosso da Assolombarda e Camera di commercio di Milano.
Parole che suscitano la fulminea reazione del ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, ieri a Genova per l’apertura del cantiere del Terzo valico: «Si può fare di più e di meglio e ci proveremo, ma ho la sensazione che la presidente Marcegaglia abbia visto un altro film. Questo governo – aggiunge Matteoli ha avviato con successo la semplificazione delle procedure amministrative velocizzando la realizzazione delle opere pubbliche. Ha coinvolto, con altrettanto successo, i privati agevolando l’utilizzo del proiect fìnancing, facendo così ripartire la macchina delle infrastrutture inceppata dopo due anni di stasi politica. Ora le grandi, medie e piccole opere sono partite e altri cantieri continueranno ad aprirsi».
«Pur con la buona volontà – ribatte a distanza Emma Marcegaglia – ancora non riusciamo a colmare il gap infrastrutturale» che ci divide dai paesi più sviluppati. Il problema più urgente riguarda la reperibilità delle risorse finanziarie, tenuto conto che per alcune Opere il finanziamento pubblico resta indispensabile. Secondo la Marcegaglia, «occorre elaborare un grande piano, unendo le forze, per capire come possiamo tagliare la spesa pubblica improduttiva» e reperire, per questa via, fondi aggiuntivi da destinare ai cantieri.
Sul piano dei contributi privati, Marcegaglia punta sui project bond, uno strumento che potrebbe essere molto utile e sul quale occorre ragionare meglio e di più . «Servono le opportune garanzie spiega la Marcegaglia e le opportune agevolazioni fiscali per promuovere questi strumenti. Ma credo che con la Bei e con Assolombarda si possa ragionare fin da subito per studiare possibili ambiti di applicazione dei project bond anche in Italia».
Oltre al problema dei finanziamenti, rileva Marcegaglia, «abbiamo bisogno di cambiare la burocrazia e le modalità di decisione». In particolare, la presidente di Confindustria preme l’accento sulle modalità di gestione del consenso. È necessario un meccanismo simile a quello praticato in altri paesi, «dove si discute e si ragiona, per poi per obbligo bisogna decidere sì o no entro una certa data. Non si possono lasciare le cose aperte per anni in, queste condizioni». Occorre infine «una grandissima semplificazione: serve ed è il momento di farla».
Tratto dal Il Sole 24 Ore di Marco Morino (09/02/2010)