Infrastrutture

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Infrastrutture

Una prima risposta sulla volontà del governo di affiancare al rigore sui conti pubblici una politica di stimolo della crescita interna arriverà da Giulio Tremonti nelle prossime 48 ore.
Dopo quattro mesi di attese e tre settimane di slittamenti, è stato convocato a sorpresa per domani (13 maggio 2010) il Cipe che dovrebbe rilanciare gli investimenti in infrastrutture.
Missione: sbloccare un lungo elenco di interventi privati nel settore autostradale e scongelare una consistente fetta delle risorse pubbliche attese dal giugno 2009 per edilizia scolastica, Expo 2015, ferrovie, piccole opere comunali.
Questo, almeno, all’ordine del giorno della riunione preparatoria di oggi. La riunione del comitato interministeriale dirà se la lunga stagione del congelamento delle risorse sia davvero finita.
Si capirà, in altre parole, se il ministro dell’Economia sia pronto ad aprire una nuova fase della politica economica del governo, più sensibile alle misure di espansione della domanda interna, abbandonando i quadri perennemente incerti nella distribuzione delle risorse e il contagocce nell’erogazione della cassa.
L’altro tavolo significativo per capire le intenzioni di Tremonti è quello aperto con i sindaci su un allentamento del patto di stabilità interno e sulla restituzione di parte dei 650 milioni tagliati ai comuni per il 2010.
Il dialogo è ripartito una settimana fa, l’Anci incrocia le dita e conta sul fatto che la crisi dell’euro non si porti via anche le aperture di Tremonti. Con i sindaci pregano le migliaia di imprese che hanno già onorato i contratti con gli enti locali ma aspettano da mesi di essere pagate.
Prossimo incontro, fra sette giorni. La frenata degli investimenti è uno dei fattori che contribuisce a tenere depressa la dinamica del Pil. Il governo finora ha di fatto rinunciato a usare la leva degli investimenti pubblici per il rilancio dell’economia: le risorse di cassa davvero erogate del «piano infrastrutture» lanciato un anno fa sono una piccola quota – certamente inferiore a un decimo – degli 11,5 miliardi annunciati.
Le opere che in questo momento hanno cantieri in corso e che tirano a pieno ritmo si contano sulle dita di una mano: tra le grandi opere della legge obiettivo solo il Mose di Venezia lavora ad alta velocità e rispetta i tempi programmati. L’Anas si sforza di accelerare la Salerno-Reggio Calabria, ma la finanziaria le ha azzerato i fondi per le piccole opere di manutenzione e sarà probabilmente la manovra correttiva di fine mese a dover rimediare in qualche modo. Molti sforzi si stanno facendo anche per far ripartire altre opere incagliate (il terzo valico, la Treviglio-Brescia, il ponte sullo Stretto) ma riavviare un’opera è un lavoro che produce effetti concreti solo dopo mesi e anni.
Sulla frenata degli investimenti c’è ormai una larga condivisione fra gli analisti, anche se le previsioni presentano toni e accenti diversi, il governo con la Ruef (relazione unificata sull’economia e sulla finanza pubblica) parla di una crescita degli investimenti fissi lordi dello 0,2% nel 2010, ma riconosce per il settore delle costruzioni ancora un anno negativo (-1,2%) dopo il -3,4% del 2008 e il -7,9% del 2009.
Una previsione per l’anno in corso considerata molto ottimistica dai due istituti di ricerca più autorevoli del settore: il Centro Studi dell’Ance (l’associazione dei costruttori) diretto da Antonio Gennari e il Cresme guidato da Lorenzo Bellicini.
Per l’Ance la sequenza triennale degli investimenti è –5,1% nel 2008, -8,1% nel 2009, -3,9% nel 2010.
Il Cresme, che ha aggiornato le proprie previsioni proprie ieri, è il più pessimista: -5,8% nel 2010 dopo il -9,9% del 2009 e 11-4,7% del 2008.
Questi numeri dicono comunque una cosa chiara: il settore delle costruzioni ha perso nel triennio 2008-2010 una quota della propria domanda non inferiore al 15% e superiore al 20% se si sta alle previsioni di chi conosce meglio il settore.
Per le sole opere pubbliche il Cresme stima che la caduta triennale sia superiore al 16 per cento. «ll 2010 dice Bellicini – sarà l’anno più duro, che sconterà anche sull’occupazione l’effetto di questa caduta prolungata. L’indice della produzione industriale per i materiali edilizi era lo scorso febbraio a 52,6 rispetto al 100 del 2009 e al 69,9 del dicembre 2009».
Il Sole 24 Ore di Giorgio Santilli