Una mini riforma degli appalti

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Una mini riforma degli appalti

Una mini riforma degli appalti, dieci punti in tutto ma cruciali, essenziali per far ripartire il mercato già duramente colpito dalla contrazione degli investimenti pubblici.
A questa sorta di decalogo sta lavorando il mondo delle costruzioni, dentro e fuori dal palazzo di Porta Pia che ospita il ministero delle Infrastrutture. Dentro, con il tavolo tecnico sulla riforma dei lavori pubblici, voluto dallo stesso ministro Altero Matteoli, che per la prima volta vede riuniti insieme gli appaltatori e le stazioni appaltanti più importanti (Anas, Fs e Autostrade per l’Italia). All’esterno con una sorta di road show (ultima tappa il seminario dell’Ance a porte chiuse, svoltosi a Ischia il 31 maggio, di confronto con le imprese). L’idea peraltro non nuova non è certo quella faraonica di rimettere mano all’intero Codice degli appalti, ma piuttosto quella di cercare di incidere chirurgicamente su due o tre imbuti determinanti.
A indicarli per primo è stato l’ex presidente della Camera Luciano Violante, nella sua nuova veste di presidente di Italiadecide e autore di un rapporto sulle infrastrutture in Italia. Secondo lui è essenziale «una stabilizzazione delle norme giuridiche» che non vuol dire solo un periodo di sostanziale stabilità del quadro di regole in modo da lasciar «sedimentare ogni novità». Ma anche e soprattutto divieto di modifiche in corso, facendo scattare la regola per cui a ogni contratto si applicano le leggi vigenti al momento della stipula e vietando qualsiasi modifica successiva. Violante pensa anche di assegnare un tempo circoscritto alle amministrazioni per prendere le decisioni in materia urbanista ed edilizia, trascorso il quale torni ai cittadini la libertà di agire ma, precisa, «sempre seguendo la legge».

L’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici
, dal canto suo, sta lavorando insieme con gli operatori ai cosiddetti «criteri reputazionali» per gli appalti, una sorta di pagellina con il comportamento dell’ impresa da affiancate all’ormai insufficiente attestato Soa.
I costruttori chiedono invece più libertà per l’appalto integrato e un freno ai massimi ribassi. Obiettivo di tutti è di fare in fretta. Molto in fretta: al punto che un primo pacchetto di nuove regole potrebbe essere inserito già nella manovra economica appena varata dal Governo.
Ma la questione più urgente per i lavori pubblici è lo scontro che vede contrapposte le imprese generali e quelle specializzate sul Regolamento di attuazione del codice degli appalti.
La vicenda è abbastanza nota (da ultimo si veda Edilizia e territorio n. 19/2010, pagina 3): un allegato al regolamento, ora alle ultime battute prima del varo definitivo, inciderebbe in modo significativo sulla qualificazione aumentando i requisiti di accesso alle categorie specialistiche e sbarrando così la strada alle imprese generaliste, grandi e piccole, che fino a oggi hanno ottenuto quelle categorie.
A modificare l’equilibrio sarebbero gli elenchi di attrezzatura dedicata contenuti voce per voce nell’allegato che occorrerebbe possedere (in alcuni casi anche con un rapporto del l’8% rispetto al fatturato: per mantenere la qualificazione. Molte le categorie interessate: tutta l’impiantistica, ma anche le barriere stradali, la prefabbricazione nonché l’armamento ferroviario.

Per gli specialisti, ai quali il ruolo di subappaltori, sta ormai troppo stretto, il Regolamento altro non è che il riconoscimento della «qualità» del proprio lavoro, perché riserva queste lavorazioni a chi ha i mezzi, il personale ele competenze necessarie
.
Per i costruttori di impronta generalista è una indebita restrizione delle concorrenza perché li obbligherebbe a riunirsi con gli specialisti in Ati verticale, lasciando ai pochi rimasti qualificati la possibilità di stabilire le condizioni e i prezzi per l’appalto.
Al tempo stesso, i generalisti rivendicano la necessità di continuare a mantenere un molo di regia del cantiere, riservando agli specialisti la nicchia del subappalto. Nessuno dei due fronti ha intenzione di retrocedere di un centimetro.
Confindustria, che ha il delicato ruolo di rappresentare sia le costruzioni civili che quelle specializzate, per bocca del suo vice presidente, Cesare Trevisani, ha avanzato la richiesta di aumentare la quota subappaltabile, aprendo così la porta a una delle storiche richieste di Ance e Agi.

Il Regolamento è sul tavolo del ministro Matteoli, al quale spetta di dirimere il conflitto, da circa due mesi.

Tratto da Edilizia e Territorio Il Sole 24 Ore 7/6/2010 Valeria Uva