Regolamento Appalti al Consiglio dei ministri

image_pdfimage_print

Regolamento Appalti al Consiglio dei ministri

Dopo uno stop di 30 mesi, un cambio di governo e una crisi che in tre anni ha fatto crollare del 30% gli investimenti nelle costruzioni arriva oggi per la quarta e probabilmente ultima volta al Consiglio dei ministri il regolamento del codice appalti.
Una prima versione, targata Di Pietro, era stata licenziata a dicembre 2007 dal governo Prodi, ma si è poi incagliata nei rilievi della Corte dei conti. Da allora Matteoli ha voluto riaprire le consultazioni, inserendo poi altre novità.
Due i fronti più innovativi: la progettazione e la qualificazione.

Per la progettazione
si tenterà di calmierare (ma non di eliminare) i forti ribassi con una nuova formula di aggiudicazione e di frenare le varianti ai progetti (invariate le regole per quelle in corso d’opera).
Anche per la qualificazione nei lavori pubblici, ovvero per le regole di accesso e di permanenza in questo mercato i cambiamenti saranno notevoli: a cominciare dai controlli sul sistema delle Soa (le società private che abilitano i costruttori) per le quali scattano sanzioni anche pecuniarie in caso di mancata collaborazione con l’Autorità di vigilanza, fino alla revoca dell’abilitazione per i comportamenti più gravi. Non è passata per l’idea originaria, caldeggiata dall’Autorità di vigilanza, di far rientrare i promotori commerciali all’interno dell’organico delle società.
Controlli più serrati anche sui costruttori: alle sanzioni già esistenti per frenare la marea dici certificati di lavori falsi utilizzati per abilitarsi, il regolamento aggiunge le multe fino a 25 mila euro per la mancata collaborazione alle richieste dell’Autorità.
Ma sul fronte della qualificazione la battaglia più dura che si è consumata in questi ultimi mesi e che oggi arriverà all’epilogo è quella tra le imprese generali e le specialistiche. Con il tentativo, sostenuto da queste ultime rappresentate da Finco e Aniem, di blindare l’accesso dei costruttori civili di Ance e Agi ai lavori particolari (tra cui, ad esempio, l’impiantistica, il restauro, la prefabbricazione).
Il regolamento conteneva infatti anche un allegato con un elenco di macchine e mezzi particolari da possedere per ottenere la qualifica specialistica.
Un sistema che avrebbe tagliato fuori molte delle imprese oggi abilitate a questi lavori. Per Ance e Agi «un’eccessiva restrizione della concorrenza».
Per la Finco, «un riconoscimento assegnato a chi quei lavori li fa e li sa fare veramente». Ma Matteoli ha fatto marcia indietro e ha deciso di eliminare dal testo l’allegato all’origine delle polemiche. L’attuale assetto quindi non cambia. Partita chiusa? Non è detto se, come sembra dalle ultime indiscrezioni, Matteoli sarebbe intenzionato a prevedere comunque di riparlarne con un prossimo decreto da varare entro 60 giorni.
La Finco oggi gioca il tutto per tutto con un ultimo, accorato, appello inviato a Berlusconi e a tutti i ministri per riviare il varo del regolamento «contro le qualificazioni ottenute solo sulla carta, si legge nella lettera firmata dalla presidente Rossella Giavarini, non riusciranno a garantire la qualità dell’opera pubblica».

Tratto da il Sole 24 Ore di Valeria Uva 18 giugno 2010



Operano a centinaia di metri sotto terra, investono in tecnologia e formazione ma tutto questo non basterà più per aggiudicarsi i lavori….”

Affari & Finanza La Repubblica di Paola Jadeluca 24 Maggio 2010

www.aifassociazione.it/_vti_g1_nwArt.aspx


Finchè siamo ancora in tempo….

Affideresti mai il consolidamento del movimento franoso che interessa la tua casa ad un’impresa che non ha attrezzature specifiche, non ha personale, nè esperienza del settore…?

Comunicato stampa AIF

www.aifassociazione.it/_vti_g1_nwArt.aspx