Regolamento Appalti: verso la pubblicazione

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Regolamento Appalti: verso la pubblicazione

Il Regolamento appalti giunge al traguardo ma si riapre la partita della qualificazione per i lavori specialistici. La scorsa settimana la Corte dei conti ha dato l’ultimo sigillo al Regolamento di attuazione del codice degli appalti che ora si avvia verso la pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale».
Era un via libero atteso da tre anni, da quando cioè nel 2007 (allora il ministro delle Infrastrutture era Antonio Di Pietro) il primo testo era stato bloccato dagli stessi magistrati contabili con una serie di rilievi che avevano poi condotto fino alla completa rivisitazione da parte del nuovo ministro, Altero Matteoli, che all’indomani del via libera ha sottolineato il «notevole impegno da parte della struttura ministeriale, portato avanti, con la massima concertazione e l’utilizzo di tutte le sinergie e i contributi offerti dalle maggiori stazioni e dalle Associazioni di categoria». Ma anche Matteoli ha dovuto attendere per il nulla osta della Corte dei conti; ricordiamo infatti che il testo del Regolamento era stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri nel lontano giugno scorso e che il primo passaggio – l’esame da parie della sezione distaccata presso le Infrastrutture – aveva portato a una serie di osservazioni. Di quei rilievi è rimasta solo qualche traccia nel via libera dato la scorsa settimana da parte delle Sezioni Unite.
LE NORME CENSURATE
La Corte non ha ammesso a registrazione una delle norme più controverse del Regolamento: l’articolo 79, comma 21.
Si tratta di quella disposizione inserita dopo lo stralcio dell’allegato Al, ovvero dell’elenco di attrezzature obbligatorie per qualificarsi nei lavori specialistici.
Il tentativo di mettere un freno alla possibilità anche per le imprese generali di ottenere la qualificazione nelle specialistiche si era arenato, un po’ per le proteste dei costruttori generali di Ance e Agi, un po’ per i rilievi dell’Autorità di vigilanza sui contratti.
Matteoli aveva quindi scelto di stralciare l’allegato Al con i criteri di selezione e di rinviare la difficile partita a un successivo decreto. Ed è proprio questo il punto che non è piaciuto alla Corte dei conti. I giudici contabili non hanno accettato un ulteriore rinvio, dopo quello già contenuto nel codice (articolo 37, comma 11) che appunto demandava proprio al Regolamento il compito di fissare una griglia di requisiti.
Che succede ora? Il risultato principale, ovvero il Regolamento stesso, con tutto il suo complesso di norme per programmare e realizzare progetti e lavori pubblici, resta in piedi e prende la strada della «Gazzetta». Ma la miccia del conflitto tra costruttori civili e specialisti si riaccende.
Ance e Agi chiedono di arrivare fino a cambiare il codice. «Va rivista la norma primaria – dichiara a caldo Mario Lupo, presidente Agi – perché i requisiti per le specialistiche sono troppo generici». Concorda Paolo Buzzetti di Ance al quale però preme anche di sottolineare il grande risultato raggiunto «anche grazie agli sforzi di tutto lo staff di Matteoli».
Gli specialisti della Finco, amareggiati, chiedono – parole del direttore Angelo Artale – «il ritorno dell’allegato stralciato»: Certo le posizioni restano distanti: «Qualsiasi tavolo di trattativa ci deve vedere come protagonisti» tuona Artale. «Ma deve essere chiaro – puntualizza Lupo – che i grandi general contractor devono essere abilitati a fare tutto».
Al Ministero il compito di sbrogliare la matassa.
Tra le norme che non compariranno nel Regolamento ce n’è anche una che sarebbe piaciuta ai tecnici degli enti locali. È stata infatti censurata la possibilità di remunerare i loro collaudi con le tariffe professionali.
Per il dipendente pubblico che partecipa alle commissioni di collaudo l’unico compenso resta quello da prelevare dall’incentivo del 2% proprio dei dipendenti pubblici.
L’ARRIVO DEL REGOLAMENTO
Ancora non si conosce con esattezza la data di pubblicazione che potrebbe essere abbastanza ravvicinata, si parla addirittura di questa settimana. Da lì scatterà il lungo conto alla rovescia per l’entrata in vigore fissata per la maggior parte delle disposizioni regolamentari a 180 giorni dalla pubblicazione.
Fanno eccezione le norme sulle sanzioni alle imprese che non collaborano con l’Autorità (25mila euro di multa) o che dichiarano il falso ai fini della qualificazione (multe fino a 50mila curo) che entreranno in vigore a 15 giorni dalla pubblicazione.
Con il Regolamento scatta l’obbligo di validare i progetti da parte di organismi terzi rispetto al progettista, in tutte le fasi della progettazione. «In particolare voglio sottolineare – ha commentato il presidente dell’Oice, Braccio Oddi Baglioni – l’apertura della validazione dei progetti anche oltre i 20 milioni alle società di ingegneria e ai professionisti che abbiano una struttura dedicata a questa attività; il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa in base al quale dovranno essere aggiudicati gli incarichi per servizi di ingegneria e architettura da parte delle stazioni appaltanti che dovranno, comunque, fissare un limite ai ribassi presentabili in gara».
Per i grandi lavori sarà anche ora di sperimentare il performance bond, ovvero la garanzia globale di esecuzione in cui banche o assicurazioni dovranno fornire all’amministrazione il nome di un supplente pronto a subentrare al general contractor in caso di difficoltà.
6/12/2010 Tratto da Il Sole 24 Ore Edilizia e Territorio di Valeria Uva