Gestire l’emergenza è assai più costoso che fare buona prevenzione

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ROMA — Cade a pezzi l’Italia sotto le bombe d’acqua, che saranno pure bombe ma come possono arrivare a sgretolarci così? «Possono, possono», dice Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia per 12 anni, fino al giugno scorso, e membro della Commissione Grandi rischi. La spiegazione è semplice, persino banale, ma vera: «Non si fa nulla per prevenire».

Professor Boschi, c’è bisogno di grandi opere, che però sono costose, oppure si può fare qualche piccolo passo sulla strada della prevenzione?

«Ci sono interventi semplici, e non tanto onerosi per le casse dello Stato, che da soli basterebbero a ridurre di molto i rischi. Per esempio, tenere pulito un fiume, fare gli scolmatori, i canali che servono a ridurre la portata di piena di un fiume. Ma c’è anche un’altra cosa necessaria».

Che cosa?

«Impedire che si costruisca dove non si può. Abbiamo sulle spalle la responsabilità di una colpevole incuria che purtroppo appartiene alla nostra storia, alla nostra mentalità. Ci preoccupiamo più della bellezza delle mattonelle della casa che stiamo costruendo piuttosto che fare attenzione a dove stiamo costruendo. Dopo è inutile prendersela con il sindaco di Genova, cercare il capro espiatorio».

Ma lei ha parlato di porre mano a piccole opere che forse anche i sindaci possono e devono fare.

«Sì, se i Comuni sono messi in condizione di spendere dei soldi. Non si tratta di grosse cifre. Questa situazione va invertita con l’avvio di tante piccolissime opere di messa in sicurezza del territorio che oltretutto rilancerebbero l’economia. E’ umiliante, siamo il Paese che ha inventato i ponti, gli acquedotti, nel 1400 con Leonardo da Vinci già sapevamo come far defluire l’acqua».

Bisogna forse informare di più, ampliare le conoscenze, sensibilizzare la gente e i governi?

«In Italia le conoscenze ci sono, abbiamo centinaia di rapporti degli enti di ricerca e delle università sui rischi idrogeologici del nostro Paese. Si sa tutto ma non si fa niente. È dal Friuli che sento dire: “Non succederà mai più”. E invece continua a succedere. Da noi si agisce dopo le disgrazie, sull’onda dell’emergenza, e allora di soldi se ne sprecano tanti, miliardi di euro che si volatilizzano mentre l’unica cosa veramente da fare è la prevenzione».

Come?

«Con quelle piccole opere che dicevo prima. Solo che una buona prevenzione non si vede, e rende anche meno simpatici i politici perché si tratta di mettere paletti, di vietare, di impedire mentre lasciar fare rende i politici più simpatici, e crea consenso. Inoltre dopo le disgrazie in Italia scatta la solidarietà, l’onda emotiva che coinvolge la gente. Ci sono gli eroi, i volontari e la riconoscenza della gente. Ripeto, se continuiamo così non cambierà mai niente».

Tratto da Il Corriere della Sera 7 novembre 2011 di Mariolina Iossa

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