Il CIPE spinge la TAV e il Mose

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Non ci sono nella manovra “salva Italia” né in quelle estive del governo Berlusconi nuovi finanziamenti per le infrastrutture. Ma il nuovo esecutivo guidato da Mario Monti vuole sbloccare prima possibile le risorse che ci sono.

La seduta Cipe del 6 dicembre scorso, una delle più complesse degli ultimi anni, è sembrata dunque ribaltare l’impostazione tremontiana degli ultimi anni, che puntava più a dilazionare la spesa per infrastrutture che ad agevolarla. Il Comitato interministeriale (si veda anche la scheda sopra e il tabellone) ha assegnato nuovi fondi per 3,381 miliardi di euro, destinandoli a opere di immediata (o quasi) cantierabilità. Ma questi fondi dovranno essere compensati da tagli alle assegnazioni fatte nel 2009-2011 sul Fas Matteoli.

Resta infatti la “scure- al Fas derivante dalla manovra di agosto (poi dettagliata dalla legge di stabilità 2012), che dovrà essere ridotto di 9,5 miliardi di euro. La ricognizione del Cipe conferma quanto anticipato sul numero 35 di «Edilizia e Territorio» (pagina 6), e cioè che per effettuare questi tagli si dovranno revocare assegnazioni già effettuate, e saranno in gran parte sul fondo Infrastrutture (cosiddetto Matteoli) varato nel giugno 2009 (11 miliardi).

Gli uffici del Cipe hanno calcolato che le risorse revocabili/riducibili ammontano a 7,7 miliardi, mentre 1,8 miliardi dovranno essere revocati sui fondi Fas 2000-2006 (non ci sarà riprogrammazione, ma solo tagli). Per compensare i tagli da 7,7 miliardi ci sono nelle manovre estive una serie di “paracadute”:

1) i 4,9 miliardi del fondo Infrastrutture (articolo 32, comma 1, Dl 98/2011);

2) i fondi riutilizzabili dopo le revoche ai fondi di legge obiettivo ex articolo 32, commi 2-4 (il Cipe del 6 dicembre ha “salvato” 4,8 miliardi, quasi tutti, restano dunque qualche centinaio di milioni di euro);

3) una quota dei 1.143 milioni del fondo straordinario Palazzo Chigi rifinanziato dall’articolo 33, comma 1 della legge di stabilità (stimiamo: circa 500 milioni);

4) i 2,8 miliardi dell’articolo 33, comma 3 legge stabilità, fondi Fas già vincolati verso terzi al 30/9/2011, da rinviare come cassa al 2015;

5) 100 milioni per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e 100 alla difesa del suolo di cui all’articolo 33, comma 8 legge stabilità.

In tutto si arriva a circa nove miliardi di euro, sostanzialmente in grado di disinnescare i tagli al Fas da 9,5 miliardi. Tuttavia il Governo ha fatto una scelta diversa: ha utilizzato 3,2 miliardi del fondo Infrastrutture per finanziare opere in corso, come le due tratte Tav e il Mose, e dare ossigeno agli investimenti Rfi (600 min). Ha utilizzato i fondi per salvare i 598 mln dell’Anas e i 240 min della manutenzione Rfi.

Ora però, al prossimo Cipe, dovrà tagliare circa tre miliardi di euro di assegnazioni Fas Matteoli; e non è difficile credere che in cima alla lista delle possibili revoche ci saranno gli 1,6 miliardi di euro del Ponte sullo Stretto.

Tratto da Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio 12 dicembre 2011 di Alessandro Arona