CIPE, la mappa dei tagli FAS

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L’operazione compiuta dal Governo, nelle due sedute Cipe del 6 dicembre e 20 gennaio 2012, per definire i tagli Fas decisi dalle manovre estive, compensandoli con altri fondi esistenti, ha avuto un effetto netto sul piano Fas Infrastrutture pari a un taglio di 1.743 milioni di euro.

Il calcolo è stato fatto dall’Ufficio studi dell’Ance, ed evidenzia che in sostanza il taglio coincide con la revoca dei finanziamenti al Ponte sullo Stretto di Messina (-1.624 milioni), mentre i programmi di piccole e medie opere sono stati quasi interamente salvati.

Inoltre il Governo, nel far chiarezza sui fondi disponibili, ha indicato con le delibere approvate la volontà di sbloccare effettivamente gli interventi previsti da anni e mai partiti, come i piani per l’edilizia scolastica contro il dissesto idrogeologico, e più in generale di confermare tutti gli interventi in corso e definanziare quelli non ancora partiti.

Il taglio complessivo da fare sul Fas in attuazione delle manovre di luglio era di 10,4 miliardi di euro, coperto per 3,2 miliardi revocando vecchi fondi Fas (2000-2006 e precedenti) non spesi e per 7.184 milioni a valere sulla programmazione 2007-2013. Di questi, 6,1 sono stati tagliati sul Fondo infrastrutture “Matteoli” e un miliardo su Fondo strategico “Palazzo Chigi”.

Il Fondo Matteoli, varato a marzo 2009 e riempito di contenuti nella seduta Cipe 26 giugno 2009, ma in gran parte mai assegnato definitivamente e rimasto congelato tre anni, aveva una dotazione di circa otto miliardi di euro. Il 20 gennaio 2012 il Cipe lo ha dunque definanziato per 6,1 miliardi, ma al tempo stesso ha rifinanziato opere al suo interno per 4.345 milioni, riducendo dunque i tagli effettivi a 1.743 milioni.

Con quali risorse? In parte con il “Fondo infrastrutture” di cui all’articolo 32, comma 2, del DI 98/2011 (che aveva in tutto 4.930 milioni): il 6 dicembre il Cipe ha assegnato 598 milioni per coprire i tagli Fas alle manutenzioni Anas e 123,3 milioni per il piano di piccole opere al Sud. E in parte con i fondi di cui all’articolo 33, comma 3, della legge di stabilità 2012 (12 novembre 2011, n. 183), stanziati appositamente per coprire i tagli Fas, a beneficio delle sole opere già in corso (titoli giuridici validi verso terzi al 30 settembre 2011), ma con cassa spendibile solo dal 2015 (dunque stazioni appaltanti e/o imprese dovranno tirare la cinghia per tre anni).

Con questo Fondo (in tutto 2.800 milioni), più altri residui Fas ante 2007 utilizzabili, il Cipe ha coperto tagli Fas Infrastrutture per 3.024 milioni.

Per 1.584 milioni si trattava di interventi “indifferibili” (ad esempio edilizia scolastica per 196 mln, la Ss 640 Agrigento-Caltanissetta, la M5 di Milano, interventi viabilità Sicilia e Calabria), e per altri 1.000 milioni interventi “scelti” dal Governo (tra questi 130 milioni per il dissesto idrogeologico, 186 milioni per opere medio-piccole al Sud, 259 mln per la messa in sicurezza delle scuole, 100 per nuovi edifici scolastici).

A tutto ciò, a valere sul Fondo infrastrutture DI 9812011, il Cipe ha aggiunto altri 600 milioni alla manutenzione Rfi (dopo averne salvati 240 mln con l’articolo 33, comma 3). In tutto, dunque: 6.100 milioni di tagli Fas, meno rifinanziamenti per 3.024 (articolo 33, comma 3) e 1.321 di Fondo infrastrutture, produce il saldo netto negativo di 1.750 milioni calcolato dall’Ance.

Il Cipe, inoltre, il 6 dicembre, ha finanziato con il Fondo infrastrutture DI 9812011 altre opere, non previste nel piano Fas Matteoli: 2.019 milioni per i secondi lotti costruttivi Av (919 Treviglio-Brescia e 1.100 Terzo Valico) e 600 milioni al Mose.

In sostanza, volendo, i soldi per salvare gli 1,6 miliardi del Ponte c’erano, ma il Governo ha scelto di metterli su opere in corso, piuttosto che tenerli congelati per una mega-opera che comunque deve ancora reperire sei miliardi di investimento privato.

 

Tratto da Il Sole 24 Ore Edilizia e Territorio 30 gennaio 2012