AIF su Codice Appalti (d.lgs 50/2016)

L’Associazione Imprese Fondazioni ritiene utile ribadire alcune posizioni in tema di Codice Appalti, a seguito dell’ultima consultazione del MIT e delle recenti audizioni al Senato e alla Camera, che vedono coinvolti i principali interlocutori…. in previsione del prossimo correttivo…SUBAPPALTO e QUALIFICAZIONE delle imprese i punti fondamentali per AIF…

Nota AIF su Codice Appalti (d.lgs 50/2016)

Per quanto riguarda il settore delle opere strutturali speciali, l’attuale Codice Appalti (d.lgs. 50/2016) (di seguito C.A.) ha introdotto alcuni aspetti positivi e qualificanti che AIF ritiene debbano essere preservati qualunque sia il percorso che il Governo sceglierà per la legge nazionale sugli appalti.

SUBAPPALTO (art. 105 d.lgs 50/2016) 

Partendo dalla ratio sottostante l’istituto stesso del subappalto, esso dovrebbe essere un ausilio, uno strumento che permette all’Appaltatore di delegare a terzi, in modo complementare, la realizzazione di una parte del progetto, magari per realizzare lavori specialistici che non è in grado di affrontare direttamente, oppure quando le risorse a disposizione non sono del tutto sufficienti.

Purtroppo in Italia, negli anni precedenti alla riforma del C.A., la funzione “sana” del subappalto è stata completamente travisata e strumentalmente distorta, dando la possibilità all’appaltatore di completare appalti facendo realizzare ad altri (appunto mediante il subappalto) la maggior parte, e a volte quasi la totalità, dei lavori. Le norme precedenti, legate al vecchio Codice Appalti (d.lgs 163/2006), infatti permettevano all’impresa che assegnava lavori in subappalto di ottenere per sé stessa i certificati dei lavori eseguiti dal subappaltatore, anche per lavori di categoria altamente specialistica, che richiederebbero la dotazione di risorse ed attrezzature appositamente dedicate.

Questa distorsione dell’istituto del subappalto ha fatto si che negli ultimi 20 anni una buona parte degli operatori economici del settore edilizio siano diventati più dei “gestori di contratti”, che reali aziende strutturate e dotate di organizzazione per effettuare direttamente (con risorse proprie) i lavori. L’ottenimento dei certificati SOA infatti era garantito sia a chi realizzava i lavori (subappaltatore), sia all’appaltatore.

Il C.A., nella attuale stesura, invece è finalmente intervenuto su questo delicatissimo aspetto, ed ha sancito che il certificato dei lavori, di qualunque categoria (generale o specialistica) venga assegnato esclusivamente all’impresa che ha effettivamente realizzato i lavori. Questo è un punto fondamentale, certamente da salvaguardare.

Altro tema legato al subappalto è certamente quello dei suoi limiti. AIF ritiene fondamentale preservare i limiti al subappalto introdotti dal C.A. Sarebbe un errore grossolano liberalizzare il subappalto, in quanto verrebbero penalizzate le “imprese strutturate” a vantaggio di realtà più facilmente assimilabili a “meri intermediari economici”, snaturando oltretutto il ruolo preminente di esecutore, che – ad un appaltatore – dovrebbe essere richiesto.

Nello specifico, il limite del 30% della quota subappaltabile sull’importo complessivo dell’appalto appare congruo rispetto alle esigenze organizzative e di flessibilità dell’impresa che opera nella categoria prevalente. Tale limite risulta inoltre appropriato al fine di evitare che un Ente Appaltante, dopo una selezione effettuata mediante bando pubblico, possa vedere realizzare l’opera bandita da un’impresa diversa da quella selezionata.

Inoltre, il limite al subappalto rappresenta una sana garanzia perché imprese organizzate e strutturate siano spinte a mantenere impegnati ingenti capitali in tecnologie e risorse umane perché “paganti” in termini di qualifica nelle gare.

Per concludere, sul tema del subappalto, AIF caldeggia l’introduzione nella normativa del tema della coerenza del contratto di subappalto con quello principale di appalto, attualmente non previsto.

Sarebbe sufficiente introdurre il principio del criterio “passante” delle principali condizioni contrattuali, che l’appaltatore aggiudicatario si deve impegnare a trasferire nei contratti di subappalto a valle. Questo eviterebbe il trasferimento di imprevisti e degli effetti dell’inefficienza della stazione appaltante su imprese di più piccole dimensioni e dunque più fragili, come invece troppo spesso accade nell’attuale contesto normativo.

 

QUALIFICAZIONE

I limiti per il subappalto non devono essere eliminati, almeno fino a quando il C.A. (tramite linee guida e decreti attuativi) non definirà i termini per una seria qualificazione delle imprese, basata su criteri oggettivi e misurabili (esperienze analoghe, possesso attrezzature caratterizzanti, presenza di organico adeguatamente formato e regolarmente assunto).

Non è immaginabile garantire una efficace realizzazione di un appalto se l’impresa che realizza (non che “gestisce”) i lavori non detiene curriculum, capacità e risorse adeguati alle attività da svolgere. Né è pensabile di giungere alla qualità ed economicità delle lavorazioni oggetto di appalto in assenza di professionalità, dotazioni tecniche ed esperienze specifiche.

È quindi necessario che le norme mantengano al centro del sistema dei lavori pubblici la qualificazione quale dato oggettivo, verificabile e riconducibile solo a reali capacità ed esperienze dirette.

La qualificazione basata sulle reali competenze delle imprese passa quindi, necessariamente, sia per le categorie specialistiche che per le generali, dalla valutazione dei requisiti di materialità (esperienze pregresse, attrezzature specifiche e personale qualificato) nonché dal concreto e diretto svolgimento delle attività oggetto della qualificazione.

Considerazioni finali

In conclusione, si ritiene che il vero nodo dell’insoddisfacente risultato fino ad oggi conseguito col “nuovo” Codice Appalti non sia tanto l’impostazione o l’efficacia degli indirizzi normativi, quanto invece il fatto che non sia ancora stato completato l’impianto complessivo (decreti attuativi e/o linee guida) per poterlo rendere “operativo” al 100%. Probabilmente anche il passaggio attraverso la legge Delega non ha favorito una più snella e rapida messa a regime dei nuovi dispositivi normativi, ma questo non toglie – a giudizio di chi scrive – la sostanziale validità dei contenuti.

AIF ritiene assolutamente deleteria l’opzione di riscrivere da zero la norma sugli appalti: ipotesi suggestiva che può anche raccogliere consensi, ma che senza dubbio andrebbe a bloccare definitivamente (ed a tempo indeterminato) un ampio settore industriale, creando danni incalcolabili all’occupazione e, certamente, più in generale al Paese intero.